I giochi visti da chi li fa e li fa giocare

I giochi visti da chi li fa e li fa giocare
Visualizzazione post con etichetta Marco Valtriani. Mostra tutti i post
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lunedì 3 febbraio 2014

A gennaio 2014 ho giocato a:

Gennaio è tradizionalmente un mese in cui le serate ludiche lasciano il posto ai playtest, visto che c'è IDeA G e bisogna prepararsi per la fiera di Norimberga (che, per inciso, è andata benissimo). Ciononostante, tutto sommato ho giocato a un discreto numero di titoli.

In ordine cronologico:

Pictionary (2)
Finca
Steam Park
Rattus
Cartagena
Pick a Polar Bear (2)
Super Fantasy: assalto dei brutti musi
Caylus
Zombicide
Carnival Zombie
Dixit Quest
Lords of Waterdeep
Fun Farm
Augustus
Puerto Rico
Ark & Noah
Kingsburg (con espansione To Forge a Realm)
Florenza
Can't Stop (2)
Fresco!
ThémAtik (3)
Il Castello
The Resistance: Avalon (4)

I giochi di cui vorrei parlare sono:

  • Pictionary: anche questo giocato durante le vacanze natalizie con amici non giocatori. A differenza di ciò che scrissi riguardo a Trivial Pursuit, trovo che sia veloce e divertente. Senz'altro il tira e muovi non è il massimo, ma, al contrario che in Trivial, non vedo mai gente annoiata.
  • Steam Park: belle le giostrine, belli i disegni e divertente il gioco. Mi piace come si combinano la parte di frenesia iniziale e la possibilità di fare comunque parecchie scelte. Trovo che sia un mix veramente azzeccato. Unico appunto: personalmente non mi sembra che il tema steam punk emerga poi molto, ma non ritengo che sia un grosso problema. Fra l'altro, fra i playtester appaiono sia i ragazzi di SlowGame che quelli della Ludoteca Galliatese.
  • Super Fantasy: in una frase, è un gioco che promette ciò che mantiene. La gestione dei dadi e dei poteri mi sembra molto intelligente e, anche se risente del classico problema dei collaborativi (i giocatori più timidi tendono a eseguire gli ordini di quelli più sicuri di sé), le abilità dei personaggi permettono sempre di far emergere un ottimo spirito di gruppo. È uno dei giochi più giocati in ludoteca, speriamo che trattino bene la mia scatola autografata da Marco Valtriani

lunedì 27 gennaio 2014

Global Game Jam 2014: la felicità è stare chiusi 48 ore in un politecnico.

Uno dei post più letti sul mio blog è stato quello in cui parlavo della Global Game Jam dell'anno scorso a Genova, in cui spiegavo perché, secondo me, i giochi possono essere una grande opportunità per uscire dalla crisi, soprattutto per i giovani che cercano lavoro.
Ovviamente, visto quanto mi era piaciuta quella, non potevo che replicare l'esperienza iscrivendomi a quella del Politecnico di Milano (per me decisamente più comodo da raggiungere). Anche quest'anno ero partito con l'idea di dedicarmi al videogame design, in cui ho ancora parecchio da imparare, ma alla fine le cose sono andate diversamente: alla Jam, infatti, ha partecipato anche Marco Valtriani (autore di giochi e fondatore di Board Game Designers Italia), che aveva chiesto pubblicamente se ci fosse qualcuno interessato ai giochi da tavolo. Il buon riscontro ottenuto mi ha spinto a mettermi a disposizione per fare due gruppi e accontentare tutti (scrivo così per far pensare che io sia generoso, ma la verità è che, man mano che sentivo parlare di giochi da tavolo, mi saliva sempre più la voglia di lavorarci). Io e Marco ci siamo così divisi i compagni di squadra, lasciando a lui i più interessati al game design puro e a me quelli attratti dal mondo dei giochi in scatola anche a livello più pratico (su questo punto c'è un chiarimento di Marco nei commenti, N.d.A.).
Ciò ha fatto sì che l'esperienza che ho vissuto fosse molto, molto diversa rispetto all'anno scorso: allora ero in team con gente più esperta di me, nel ramo videoludico, mentre questa volta ero io a fare da mentore a sei ragazzi di almeno dieci anni più giovani di me, sintetizzando le loro idee e coordinando i lavori.

Il tema di quest'anno, molto suggestivo, era la frase di Anais Nin "we don't see things as they are. We see them as we are" e devo dire che molte delle idee che ho visto l'hanno interpretata in modo originale e intelligente. Il risultato dei nostri sforzi è stato Pimp My Quest, un party game con forte componente narrativa in cui i giocatori impersonano dei bambini intenti a giocare per la città. Le regole sono abbastanza classiche, ma l'idea interessante è che la plancia si trasforma durante la partita: i luoghi della città diventano quello che i bambini vedono, quindi per il bimbo astronauta, il Parco sarà una rampa di lancio per missili e per il cavaliere una giostra medievale, oppure la Gelateria diventerà il saloon se vista con gli occhi del cowboy, una riserva di barili di rhum per il pirata o un bar dove bere un Martini shakerato per l'agente segreto.
La plancia di gioco a inizio partita
La città trasformata a fine partita
Di fatto, il mio lavoro è consistito nel selezionare, scremare, mettere insieme e ottimizzare le idee di Federico, Luca e Virgilio, ascoltando anche i consigli che Deborah, Elena e Ilaria riuscivano a darci nonostante fossero impegnate a disegnare furiosamente per consegnare tutto in tempo.
Il tutto, ovviamente, senza uscire dal Politecnico (non che non potessimo, è che non volevamo!), anche perché il servizio mensa è rimasto aperto per tutti e tre i giorni fino alle 21.30 e i pavimenti delle aule, per quelle quattro/cinque ore a notte che ci servivano, erano materassi comodissimi :)
Il "nostro ufficio" con annessi confortevoli posti letto.
Detto questo, non mi resta che ringraziare il Prof. Pier Luca Lanzi e tutti gli altri 287 jammers  (tantissimi!!!) che mi hanno fatto compagnia in questi tre giorni, mettendo ovviamente al primo posto i miei compagni di squadra.
Unico appunto che faccio all'organizzazione è la scelta di fare una premiazione finale con giuria. Capisco che a livello comunicativo l'evento risulti più efficace, visto che la prima domanda che tutti fanno è "cosa si vince?", ma penso che fare classifiche non sia molto in tema con lo spirito della Global  Game Jam. Lo dice il nome stesso: quando dei musicisti fanno una jam session nessuno si sogna di chiedere loro chi ha vinto, no? Ci sono altri eventi, come gli Startup Weekend per il mondo tecnologico, o il Flash Design per il mondo in scatola, che prevedono premi. A me piacerebbe che in quest'occasione, si potesse rispondere semplicemente "non si vince niente. Partecipiamo perché fare giochi è una gran ficata" :)

lunedì 9 settembre 2013

Arriva PlayToday, con la sua Piramide dei misteri

Archiviati i Giochi dell'Uva, che sono andati benissimo (gazebo pieni di gente per tutto il tempo e soverchi giochi dimostrati), posso dare spazio a un annuncio che mi riempie di orgoglio: è appena nato il nuovo sito PlayToday, che parlerà di intrattenimento e svariati argomenti partendo sempre dal mondo geek e dai giochi in particolare. La mente dietro tutto questo è Marco Valtriani, con cui siamo amici di vecchia data, e sono felice che mi abbia coinvolto per assegnarmi una rubrica fissa, con cadenza quindicinale in cui, da bravo sostenitore del CICAP, tratterò di misteri, enigmi, complotti e altri argomenti insoliti e affascinanti.
La rubrica si chiama La Piramide delle Bermuda e il primo articolo sui misteri di Torino è già online.
Il tono è volutamente leggero e ironico perché lo scopo è suscitare la curiosità dei lettori, segnalando argomenti che poi possono essere approfonditi su altri siti dedicati espressamente ad essi.
Quindi correte a leggerlo, per scoprire finalmente da dove arrivi la natura mysteriosa di Torino!